Matteo Corradini

pensieri. pensieri! pensieri?

Sito nuovo! Il blog si trasferisce

Aggiornato e rinnovato il sito www.matteocorradini.com

Ora il blog è integrato. Qui tra poco chiude.

Grazie a tutti, arrivederci di là.

matteo

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 10.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 4 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Togliersi il pensiero di vent’anni

Ma a me resta solo amarezza. Vero, c’è la gente per strada che ride, esulta. Vero, magari da domani si parlerà di una Italia diversa: vedremo. Ma a me stasera resta amarezza. Il mio caro amico Stefano mi ha detto: «Ci hanno preso già la tristezza, non ci prenderanno anche la felicità». Guardi certe macerie e comprendi che certe case potevano anche non crollare, a trattarle meglio. Guardi il calendario e capisci quanto tempo ed energia ti sono stati sottratti, senza nemmeno volerlo, è dai tempi del liceo che te la tiri dietro, questa piattola. Ricordi? Avevi passato il primo mese a riderci su, poi il secondo a riderne un po’ meno. Sono trascorsi vent’anni. Ma se mi volto, lui non c’è mai, il premier non esiste nel mio souvenir. Stranissimo. Me ne accorgo solo adesso, pensandoci. Provo a collocarlo, e non c’è. Ci sono i volti degli amici, quelli tanto. E momenti felicissimi, e momenti di dolore. Ma nemmeno in quelli peggiori il premier e i suoi scagnozzi ci sono, sono svaporati. Il dolore ha una sua dignità e certe brutte facce le tiene lontane, non se lo meritano. Leggi il seguito di questo post »

Sentimenti mocciosi tra Piacenza e New York

A Piacenza centocinquanta persone hanno spedito un aforisma a un concorso dedicato al tema “Le cose più belle si fanno in due”. La vincitrice è stata incoronata addirittura da Federico Moccia. L’iniziativa e il celebre scrittore sono stati presentati diverse volte sui quotidiani locali come occasioni di riflessione e di educazione. Ossia: oggi i sentimenti vengono vissuti dai giovani in modo troppo elementare, ed è dunque auspicabile che ai giovani venga data una rinfrescata e vengano aiutati a conoscersi e a conoscere i sentimenti per viverli in modo più adulto. Sacrosanto. Ma in veste di esperto di sentimenti c’era Federico Moccia, lo scrittore in giacca e cappellino, per capirci, quello di Step e Babi e non purtroppo di Yogi e Bubu, quello di amori 14 e sopra il cielo eccetera. In veste di esperto. Di sentimenti. Leggi il seguito di questo post »

Quando ero educatore

Quando ero educatore a Veano, mi piaceva passare alcuni minuti, la sera, a chiacchierare  con altri educatori (penso a Massi Gobbi, soprattutto) nel cortile del pozzo. La serata era finita, c’era un bel tiepidino da inizi di settembre. I ragazzi erano stati mandati a dormire. Per noi educatori di lì a poco sarebbe cominciata la riunione notturna, per progettare le attività dell’indomani e verificare e rasserenarci anche un po’, ulteriormente. Ma a me piaceva passare alcuni minuti lì, in quel cortile, perché potevo vedere le luci delle camere filtrare dalle veneziane delle finestre chiuse. Dietro ogni finestra c’erano i ragazzi che avevamo tenuto per mano durante il giorno. Che avevamo visto sorridere, esprimersi, parlare e tacere, cantare, giocare. Erano tutti lassù, con le loro luci accese. Da una finestra a volte arrivava una musica, brevemente. Dietro di loro, dietro la vecchia villa che ci ospitava, il cielo era già buio. Ho sempre fatto l’educatore pensando a quelle luci.

 

Crear: due recensioni su riviste spagnole

E poi ti svegli una mattina e hanno recensito il tuo libro in Spagna. Su riviste specializzate per insegnanti, non sul Pais. Sapere che anche solo 5-10 spagnoli potranno leggere le mie cose nella loro lingua mi fa un certo effetto. Olè.

Una vita da un raccontare ad alta voce

Nel novembre del 2004 scrissi questo pezzo su Giuseppe Pontremoli per Andersen. Sono passati sette anni, e quelle parole per me valgono ancora.

Le cronache lo ricorderebbero così: Giuseppe Pontremoli, nato a Parma nel 1955, fu maestro elementare a Milano, si occupò di lettura e letteratura per l’infanzia, scrisse articoli per varie riviste, saggi, poesie e romanzi, fu lettore a voce alta. Ma l’identikit di una persona comprende linee esterne e spessore, e per ritrovare il contenuto occorre pescare in quel che si è scritto, detto, fatto, e nel ricordo di chi ha passato parte della propria vita e della propria esperienza con lui, dei suoi amici d’elezione o amici per intenti, desideri. Di quelli che si commuovono al telefono, perché tutti conoscono un Pontremoli eccezionale, ma la diversità delle relazioni ci mostra anche un Pontremoli diverso e coerente, sfaccettato e unitario, fragile e potente. Leggi il seguito di questo post »

In viaggio con Andersen: il video

Il quadernino che ha accompagnato per un anno i premi Andersen in giro per l’Italia è diventato un video: da Barbiana a Maranello, dal Sestriere a San Sabba, da Cinecittà a Collodi… con Giusi Quarenghi, Bruno Tognolini, Andrea Valente, Guido Sgardoli, Pia Valentinis, Vittoria Facchini e Roberto Innocenti. Chilometri di terra, centimetri di carta.

Lettere ebraiche e melanzane

La mia amica Enrica Carini, fatina in cucina, ospita il mio nome nel suo blog. Che emozione! Qui il post originale. Non ero mai finito in un pezzo che parlasse di me e di melanzane al forno. Le melanzane, ovvio, vincono a mani (foglie?) basse. Ecco quanto scrive la fatina.

Oggi ho imparato una cosa. Oggi ho incontrato in una tazza di tè – Prince Wladimir ça va sans dire – un narratore (che ha anche un nome e si chiama Matteo Corradini) e attraverso il suo sguardo ho ascoltato storie eterne e seguendo le sue parole ho messo a fuoco orizzonti lontani e sentieri da iniziare a percorrere. Oggi ho imparato che le parole in ebraico sono esattamente ciò che rappresentano, sono “cose”, tant’è vero che cosa e parola si dicono con lo stesso vocabolo; allora in ebraico scrivere è creare, ma anche pensare è creare, e così ogni volta che lettere e sillabe compongono parole, si generano cose, si genera realtà. Quindi se ti dico PRIMAVERA, oggi, tu cosa vedi? Leggi il seguito di questo post »

Bambini e bambine da titolo

Uscirà a fine novembre per Einaudi “La bambina di neve” di Eowyn Ivey. Sul blog della scrittrice è rintracciabile la copertina italiana in anteprima. Che mi ha fatto subito pensare a due cose. Una è che dalla Solitudine dei numeri primi in poi sono in commercio numerosissime copertine di solitudini dei numeri primi. Fantasia grafica pura. Se pubblicherò mai un disco con una band, voglio una copertina nera e un prisma attraversato da un fascio di luce. Non si sa mai che il trucco funzioni e qualche copia in più si venda. Il secondo pensiero è che mettere la parola “bambino” o “bambina” nel titolo di un libro per adulti è una operazione che ormai ha fatto il suo tempo (per esser buoni). A sbirciare senza troppa attenzione, solo negli ultimi mesi si trovano pubblicati o ripubblicati i seguenti titoli. I bambini a soggetto combinano di solito faccende demenziali: colorano il buio, scrivono sulla sabbia, sono di vetro, parlano col diavolo, sognano la fine del mondo, si tiran fuori le idee dal naso, non hanno nome o son nati due volte, salvano i libri, hanno petali in tasca o fiori di carta. E soprattutto amano troppo i fiammiferi. Leggi il seguito di questo post »

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