Questa mattina su Libertà di Piacenza è uscita questa notizia.
Con due lettere, una firmata dall’assessore Paolo Dosi, dal direttore artistico della stagione di prosa Diego Maj e dalla direttrice della Fondazione teatri Angela Longieri, l’altra dalla sola Longieri, è stato comunicato ai consiglieri comunali che “in seguito alla razionalizzazione dei servizi di biglietteria non sono più previste le tessere personali di libero ingresso al teatro municipale” che hanno storicamente a disposizione. Chi vorrà andare, sempre gratis, potrà chiedere un biglietto fino a 48 ore prime degli spettacoli e fino all’esaurimento dei tagliandi nel palchi riservati.
Ho subito pensato che (1) in tempi di crisi generale, (2) in tempi di cattivissima immagine della politica, non fosse una scelta rivoluzionaria ma adatta a portare perlomeno un po’ di ordine. Non toglie un privilegio, perché andare gratis a teatro è un privilegio che i politici non meritano più di altre categorie, ma rende più sensato e organizzato l’utilizzo di un benefit. È quel che avviene solitamente con gli sponsor del teatro: ricevono come benefit alcuni biglietti gratis, “prenotabili” fino a due giorni prima. Nelle ore a ridosso dello spettacolo, il teatro ha tutto il diritto di destinare i posti a noi comuni mortali che li pagano. Se fosse andato tutto liscio, non saremmo in Italia. La decisione ha scatenato molte polemiche all’interno del consiglio comunale di ieri (4 novembre).
“Non è una decisione accettabile – ha detto Sandro Ballerini del Popolo della libertà – non solo per il fatto ci toglie arbitrariamente un diritto che abbiamo, ma soprattutto perché non ci è stata data nessuna spiegazione né giustificazione. E poi chi lo ha deciso? “.
Ora, quello del teatro non è un diritto, casomai è un benefit. Ma forse il consigliere era talmente arrabbiato da non pesare le parole. Finché non aggiunge quanto segue.
“Ma come fa un dirigente a dirmi cosa devo fare la sera? Se decido di andare a teatro all’ultimo minuto devo essere libero di farlo. E non si tratta di un privilegio, ma di un diritto che abbiamo visto il nostro ruolo”.
E dagli col diritto. Non è un diritto, è un benefit! Se Ballerini decide di andare a teatro all’ultimo minuto, mi sembra ancora liberissimo di farlo. Lo farà come lo fanno tutti. Quante volte sono andato anche io a teatro all’ultimo minuto? Pochissime. Se uno spettacolo mi interessa, compero il biglietto per tempo o cerco di arrivare a teatro mezz’ora prima incrociando le dita e sperando che ci siano posti ancora liberi. Ma sai che novità, questo lo fanno tutti. Non è che la categoria scrittori ha il teatro gratis, e sì che noi lavoriamo nella cultura (seppur a volte scritta con la Q). Tutti tranne i politici, pardon.
Sul tema è intervenuto pesantemente anche il presidente del consiglio comunale Ernesto Carini: “Si tratta di una novità assolutamente sgradita e non capisco come un funzionario possa decidere a discapito del consiglio comunale, che vota il bilancio e quindi anche gli eventuali tagli alle voci di spesa. Non va bene che un dirigente prenda un’iniziativa simile, così come è grave che chi è stato coinvolto in tutto questo processo non abbia fatto niente per evitarlo”.
Giusto per mettere i puntini sulle “i” e per evitare che uno solo faccia la figura del politico profittatore. Ma poi ci vanno a teatro? Bisognerebbe controllare: magari s’impuntano e basta. Risponde in giornata l’assessore Paolo Dosi.
La lettera pervenuta ai consiglieri comunali a firma della dottoressa Longieri in merito agli ingressi dei consiglieri comunali a teatro è stata concordata con il sottoscritto, nell’ambito di una complessiva valutazione della gestione degli ingressi a Teatro Municipale. La responsabilità “politica” di quel testo deve quindi essere ricondotta all’assessore alla Cultura, e mi scuso con i consiglieri se il testo è stato percepito come limitativo delle prerogative dei consiglieri stessi, tanto più che le condizioni d’ingresso previste non vanno a modificare nella sostanza quelle già esistenti. Non era certo mia intenzione mancare di rispetto ad alcuno, e toni e contenuti della lettera, forse un po’ troppo asciutti nella forma, devono essere intesi come un invito, non certo come un (improponibile) ordine. Peraltro il contenuto della lettera era già stato oggetto di una comunicazione in giunta, e le stesse richieste rivolte ai colleghi assessori. L’evidente intento dell’iniziativa è solo quello di riportare un po’ d’ordine all’interno di una consuetudine (le tessere omaggio) che nel corso degli anni ha assunto dimensioni a mio avviso discutibili.
Ho una modesta proposta, con tre conseguenze.
> Tutti i politici beneficiari di tessere gratuite teatrali sono obbligati ad andare a teatro per tutta la stagione del Municipale. Loro dovranno andarci, sempre. Loro. Non i loro amici o familiari o parenti o vicini di casa. Loro. A tutti gli spettacoli, anche con 38 e mezzo di febbre. Così potranno lamentarsi a ragione che un dirigente gli organizza le serate e percepiranno la cosa con meno sgradevolezza.
Conseguenze.
1) vuoi vedere che i consiglieri comunali si faranno una cultura?
2) vuoi vedere che a teatro nessuno si accorgerà di loro e della loro presenza, “visto il nostro ruolo”?
3) vuoi vedere che noi comuni cittadini che in quelle sere non saremo a teatro non sentiremo la loro mancanza?




e noi che al secondo giorno dall’apertura delle biglietterie già non troviamo più i biglietti cosa dovremmo dire?