Matteo Corradini
pensieri. pensieri! pensieri?Archivio per novembre, 2011
Togliersi il pensiero di vent’anni
Ma a me resta solo amarezza. Vero, c’è la gente per strada che ride, esulta. Vero, magari da domani si parlerà di una Italia diversa: vedremo. Ma a me stasera resta amarezza. Il mio caro amico Stefano mi ha detto: «Ci hanno preso già la tristezza, non ci prenderanno anche la felicità». Guardi certe macerie e comprendi che certe case potevano anche non crollare, a trattarle meglio. Guardi il calendario e capisci quanto tempo ed energia ti sono stati sottratti, senza nemmeno volerlo, è dai tempi del liceo che te la tiri dietro, questa piattola. Ricordi? Avevi passato il primo mese a riderci su, poi il secondo a riderne un po’ meno. Sono trascorsi vent’anni. Ma se mi volto, lui non c’è mai, il premier non esiste nel mio souvenir. Stranissimo. Me ne accorgo solo adesso, pensandoci. Provo a collocarlo, e non c’è. Ci sono i volti degli amici, quelli tanto. E momenti felicissimi, e momenti di dolore. Ma nemmeno in quelli peggiori il premier e i suoi scagnozzi ci sono, sono svaporati. Il dolore ha una sua dignità e certe brutte facce le tiene lontane, non se lo meritano. Leggi il seguito di questo post »
Sentimenti mocciosi tra Piacenza e New York
A Piacenza centocinquanta persone hanno spedito un aforisma a un concorso dedicato al tema “Le cose più belle si fanno in due”. La vincitrice è stata incoronata addirittura da Federico Moccia. L’iniziativa e il celebre scrittore sono stati presentati diverse volte sui quotidiani locali come occasioni di riflessione e di educazione. Ossia: oggi i sentimenti vengono vissuti dai giovani in modo troppo elementare, ed è dunque auspicabile che ai giovani venga data una rinfrescata e vengano aiutati a conoscersi e a conoscere i sentimenti per viverli in modo più adulto. Sacrosanto. Ma in veste di esperto di sentimenti c’era Federico Moccia, lo scrittore in giacca e cappellino, per capirci, quello di Step e Babi e non purtroppo di Yogi e Bubu, quello di amori 14 e sopra il cielo eccetera. In veste di esperto. Di sentimenti. Leggi il seguito di questo post »
Quando ero educatore
Quando ero educatore a Veano, mi piaceva passare alcuni minuti, la sera, a chiacchierare con altri educatori (penso a Massi Gobbi, soprattutto) nel cortile del pozzo. La serata era finita, c’era un bel tiepidino da inizi di settembre. I ragazzi erano stati mandati a dormire. Per noi educatori di lì a poco sarebbe cominciata la riunione notturna, per progettare le attività dell’indomani e verificare e rasserenarci anche un po’, ulteriormente. Ma a me piaceva passare alcuni minuti lì, in quel cortile, perché potevo vedere le luci delle camere filtrare dalle veneziane delle finestre chiuse. Dietro ogni finestra c’erano i ragazzi che avevamo tenuto per mano durante il giorno. Che avevamo visto sorridere, esprimersi, parlare e tacere, cantare, giocare. Erano tutti lassù, con le loro luci accese. Da una finestra a volte arrivava una musica, brevemente. Dietro di loro, dietro la vecchia villa che ci ospitava, il cielo era già buio. Ho sempre fatto l’educatore pensando a quelle luci.
Crear: due recensioni su riviste spagnole
E poi ti svegli una mattina e hanno recensito il tuo libro in Spagna. Su riviste specializzate per insegnanti, non sul Pais. Sapere che anche solo 5-10 spagnoli potranno leggere le mie cose nella loro lingua mi fa un certo effetto. Olè.
Una vita da un raccontare ad alta voce
Nel novembre del 2004 scrissi questo pezzo su Giuseppe Pontremoli per Andersen. Sono passati sette anni, e quelle parole per me valgono ancora.
Le cronache lo ricorderebbero così: Giuseppe Pontremoli, nato a Parma nel 1955, fu maestro elementare a Milano, si occupò di lettura e letteratura per l’infanzia, scrisse articoli per varie riviste, saggi, poesie e romanzi, fu lettore a voce alta. Ma l’identikit di una persona comprende linee esterne e spessore, e per ritrovare il contenuto occorre pescare in quel che si è scritto, detto, fatto, e nel ricordo di chi ha passato parte della propria vita e della propria esperienza con lui, dei suoi amici d’elezione o amici per intenti, desideri. Di quelli che si commuovono al telefono, perché tutti conoscono un Pontremoli eccezionale, ma la diversità delle relazioni ci mostra anche un Pontremoli diverso e coerente, sfaccettato e unitario, fragile e potente. Leggi il seguito di questo post »







