Ma a me resta solo amarezza. Vero, c’è la gente per strada che ride, esulta. Vero, magari da domani si parlerà di una Italia diversa: vedremo. Ma a me stasera resta amarezza. Il mio caro amico Stefano mi ha detto: «Ci hanno preso già la tristezza, non ci prenderanno anche la felicità». Guardi certe macerie e comprendi che certe case potevano anche non crollare, a trattarle meglio. Guardi il calendario e capisci quanto tempo ed energia ti sono stati sottratti, senza nemmeno volerlo, è dai tempi del liceo che te la tiri dietro, questa piattola. Ricordi? Avevi passato il primo mese a riderci su, poi il secondo a riderne un po’ meno. Sono trascorsi vent’anni. Ma se mi volto, lui non c’è mai, il premier non esiste nel mio souvenir. Stranissimo. Me ne accorgo solo adesso, pensandoci. Provo a collocarlo, e non c’è. Ci sono i volti degli amici, quelli tanto. E momenti felicissimi, e momenti di dolore. Ma nemmeno in quelli peggiori il premier e i suoi scagnozzi ci sono, sono svaporati. Il dolore ha una sua dignità e certe brutte facce le tiene lontane, non se lo meritano.
Il sollievo mi viene da una specie di Alzheimer emozionale: non avendo mai associato la politica (e questa in particolare) a momenti felici o tristi, è come se me la fossi levata dalla testa. Come se quanto c’è di buono o di importante, in me, non fosse mai stato sfiorato dalla politica nemmeno di striscio. Tutto quanto accaduto mi sembra una scatola vuota, piena di processi, sotterfugi, brutte figure, immoralità, bunga bunga, affari sporchi, fregature, gente venduta e comprata, ignoranza, sfacciataggine. Ma vuota, ci guardi dentro e vedi il fondo di niente che tutti loro, i politici “delle libertà”, le gerarchie della chiesa che l’hanno sostenuto fino a che ha potuto dare qualcosa in cambio e l’hanno mollato solo perché non poteva più, mica perché era un malfattore (ingrati!), semplici cittadini che a lungo andare a sostenerlo ci hanno perso ma hanno preferito votare il peggio pur di sentirsi migliori perlomeno di qualcuno, e del capo del governo in particolare, tutti loro scompaiono, in uno qualsiasi degli Harmony si scriverebbe “come neve al sole”.
Sono uscito stamattina dall’università dove conduco un laboratorio. Nell’auditorium, quello bello, c’era un convegno di medici e uno di loro (il più furbo, ovvio), aveva parcheggiato una Ferrari blu proprio davanti alle scale dell’ateneo, in divieto di sosta. Ho guardato la macchina e ho pensato: proprio un gesto anni ’80. E un secondo dopo ho tirato un sospiro di sollievo. Solo sei mesi fa avrei pensato: questo tamarro vota il PdL. Oggi no, ho pensato ai cumenda anni ’80, a Camillo Zampetti, a spacconate da Milano-Cortina-un-giro-di-Rolex. Come se gli ultimi vent’anni e la loro dose di inciviltà mi fossero scivolati sopra.
Allora ho capito. Davanti a gente che ha pensato sempre e solo a se stessa, e mai a me cittadino, io stesso mi sono tolto il pensiero. Ad alcuni togli il saluto. Ad altri togli il ricordo. E io questi li ho già dimenticati.




Chapeau, niente da aggiungere