Matteo Corradini

pensieri. pensieri! pensieri?

Archivio per ebrei

Lettere ebraiche e melanzane

La mia amica Enrica Carini, fatina in cucina, ospita il mio nome nel suo blog. Che emozione! Qui il post originale. Non ero mai finito in un pezzo che parlasse di me e di melanzane al forno. Le melanzane, ovvio, vincono a mani (foglie?) basse. Ecco quanto scrive la fatina.

Oggi ho imparato una cosa. Oggi ho incontrato in una tazza di tè – Prince Wladimir ça va sans dire – un narratore (che ha anche un nome e si chiama Matteo Corradini) e attraverso il suo sguardo ho ascoltato storie eterne e seguendo le sue parole ho messo a fuoco orizzonti lontani e sentieri da iniziare a percorrere. Oggi ho imparato che le parole in ebraico sono esattamente ciò che rappresentano, sono “cose”, tant’è vero che cosa e parola si dicono con lo stesso vocabolo; allora in ebraico scrivere è creare, ma anche pensare è creare, e così ogni volta che lettere e sillabe compongono parole, si generano cose, si genera realtà. Quindi se ti dico PRIMAVERA, oggi, tu cosa vedi? Leggi il seguito di questo post »

La memoria negli occhi

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 73 – sabato 19 novembre alle 9
cinema monviso

Le immagini della Shoah, lo sterminio degli ebrei d’Europa, non sono meno significative delle parole dei testimoni. Consapevole da subito della enormità di quanto commesso dai nazisti, chi liberò i campi di sterminio si preoccupò di documentare quanto più possibile l’accaduto: fotografie, video e anche disegni, parole. Discutere oggi di quale valore abbiano l’immagine e le immagini (anche illustrate) nel racconto della Memoria è sempre più importante: l’anagrafe ogni anno porta via tanti testimoni oculari. Ne parlano il curatore italiano dei Diari di Anne Frank, Frediano Sessi (Visitare Auschwitz, Marsilio 2011, Il mio nome è Anne Frank, Einaudi 2010) e Roberto Innocenti (La storia di Erika, La Margherita 2003; Rosa Bianca, C’era una volta 1990) l’illustratore che ha fatto della Memoria la cifra del proprio lavoro. Modera Matteo Corradini.

Le dieci piade d’Egitto

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 68 – venerdì 18 novembre alle 18.30
centro incontri provincia, sala blu – € 3,00

Cosa c’entra la comicità con la teologia? E l’ironia con la Bibbia? Ben più di quanto possiamo pensare. Ce lo dimostra il sodalizio tra Piero Stefani (Gli alberi si misero in cammino. Visioni bibliche della politica, Cittadella 2011), un biblista dei più originali, e Giacomo Poretti, un comico dei più celebri. Una amicizia davvero particolare, fatta di sintonia e fuochi d’artificio. Tra riflessioni e divagazioni sul testo biblico, si va alla ricerca di un futuro raccontato e previsto: minacce, alluvioni, sfaceli, locuste, ma pure grandi aperture, orizzonti da vedere e in cui abitare, messia annunciati (e magari mai arrivati), terre promesse, fregature, benedizioni… Un dialogo teocomico per chi sa bene che “ridere” è la radice del nome Isacco, uno dei padri dell’ebraismo. Li modera e li stuzzica Matteo Corradini.

I racconti del tuo angelo strano

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 39 – venerdì 18 novembre alle 9
centro incontri provincia, sala rossa

Giusi Quarenghi (Io ti domando. Storie dell’Antico Testamento, Rizzoli 2010) ha la magia delle persone che ti introducono in una stanza sapendo già che ti aiuteranno a varcare una nuova soglia verso una stanza successiva: l’autrice affronta la bellezza della Bibbia con la naturalezza dell’inquilina da sempre, come fosse stata scritta ieri, come l’avesse scritta lei e non solo riscritta per i ragazzi o per chi vorrà leggerla. Domande e risposte sulla Bibbia si rincorrono in un turbine di parole, simboli, significati perduti che ancora oggi ci dicono qualcosa di bello, sensato, attraente, misterioso. Un viaggio in un testo che sembra di colpo molto giovane. Una Bibbia bambina, da leggere per la prima volta. Dialoga con lei Matteo Corradini.

Occhi chiusi, sogni in fila

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 23 – giovedì 17 novembre alle 14e45
centro incontri della provincia, sala ragazzi

Futuri da sognare, pensare, costruire, vedere… a occhi chiusi. In una atmosfera parzialmente buia, che richiama all’esperienza intima dei sogni, un laboratorio di luci e colori per lasciarsi trasportare dalle idee sul nostro domani. Ispirati dal silenzio e dalla musica (scelta per l’occasione tra i gusti dei partecipanti), si fotograferà l’emozione, si disegnerà quel che si ha nel cuore, si colorerà con le ombre e si inventeranno piccoli racconti da realizzare attraverso immagini consecutive. Con complicatissimi e modernissimi apparati digitali, tutto diventerà un video in stop- motion, un vero e proprio cortometraggio musicale a disegni animati. Di e con Matteo Corradini (Creare, Centro Studi Erickson 2007). Appuntamento realizzato in collaborazione con Giotto-FILA.

Didattica della Memoria: il corso più breve del mondo

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 4 – mercoledì 16 novembre alle 16.30
biblioteca dei bambini e dei ragazzi

Il prossimo 27 gennaio sarà di nuovo il Giorno della Memoria: una occasione per fermarsi a riflettere sulla storia e sulla Shoah, la distruzione degli ebrei d’Europa, ma anche una occasione per capire meglio il presente alla luce di un passato terribile. Anno dopo anno, nelle scuole può capitare che manchino le forze e il tempo per inserire il Giorno della Memoria in un percorso didattico e formativo originale. Perché il 27 gennaio non ci sorprenda all’ultimo momento, ecco un brevissimissimo corso di didattica della Memoria. Per portare a casa e a scuola molte idee, spunti, riflessioni, risposte, soluzioni pratiche, attività possibili e impossibili, domande, attrezzature, bibliografie, filmografie, sitografie… giusto in tempo per la programmazione invernale. Con Matteo Corradini, esperto di didattica della Memoria.

La Memoria non si impara a memoria

Per Rendiconti 2011, a Cuneo. C’è una città italiana (per fortuna non la mia) dove la scuola “Anne Frank” (un istituto comprensivo) è l’unica a non celebrare la Giornata della Memoria. Il preside dice che è inutile, che non serve a nulla e che bisogna pensare al presente. Il secondo pensiero che nasce dentro di me (il primo pensiero è: “Si potrebbe cambiare nome alla scuola, o meglio ancora cambiare preside, o perlomeno le sue terribili cravatte”) il secondo pensiero, dicevo, riguarda la presenza di una dottrina simile in una parte dell’opinione pubblica, la cui voce sembra essersi rafforzata negli ultimi tempi: «A che serve ricordare la Shoah? Coi problemi che abbiamo oggi! Con le borse che crollano… e poi guarda cosa stanno facendo in Israele: anche gli ebrei sono un po’ come i nazisti, non trovi? E comunque sono ricchi e tuttora controllano l’economia, hanno agganci dappertutto. E sotto il fascismo non sono state fatte solo cose negative, pensa alle mondine, alle bonifiche, alle dighe. E comunque se parli di Shoah sei di sinistra contro le destre di ieri e di oggi. Se invece difendi Israele sei di destra contro i palestinesi, che, lo sanno tutti, sono di sinistra».

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Sbroccare

Mantenersi saldi quando qualcuno non la pensa come noi non è sempre facile. Mantenersi saldi quando qualcuno non la pensa come noi ma si detiene molto e molto potere, è ancora più difficile. Mantenersi saldi è poi difficilissimo quando poi questo potere credi te l’abbia conferito il popolo (mentre il popolo col voto ti ha solo conferito una delega a servirlo) o peggio la religione (quando il Creatore, nel caso, ti ha conferito una delega a servire i fratelli). Due esempi? Due esempi.
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Cuccioli e parole (If you can’t rock me – parte 02)

Girando per incontri e laboratori, se ne sentono davvero di tutte. Eccone alcune delle tante. M sono io, gli interlocutori cambiano ogni volta

Episodio 06 – Professoressa delle medie.

Ci eravamo scambiati 1 mail (una) e 1 telefonata (una). Mai vista prima di persona. Non sapevo ancora che faccia avesse. Mi telefona per chiarire gli ultimi dettagli di un progetto in via di definizione. Siamo nelle vacanze di Natale, sono le 9 del mattino.

professoressa: «Che voce che hai, ti ho buttato giù dal letto?»

M: «No, scusami, lavoro al computer da un po’. È solo che ho 38 di febbre».

professoressa: «Oh, povero cucciolo!»

M: «…»

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Dio Picasso, Dio ombrello

Laboratorio sull’ebraismo. I ragazzi scelgono una foto a cui associano con più confidenza l’immagine di Dio che hanno in mente. Si radunano tutti o quasi tutti intorno a una foto tra quelle che ho portato. Una ragazzina, da sola, sceglie invece questa, di Robert Capa.

Dice: «Dio ti tiene un ombrello sulla testa, è la luce ma è anche l’ombra, ti protegge con allegria, con simpatia. Ti lascia andare, vuole che tu sia bella, amata, ma ti sta anche vicino. Ha perfino una camicia simpatica, per farsi amare, per essere come te ma anche diverso da te, diversissimo. È un po’ uomo e un po’ ombrello, è un po’ uomo ed è un po’ sole».

Io: «E la donna in primo piano sei tu?»

Lei: «No, non sono io. È più vasta, siamo tutti. È l’umanità».

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