Matteo Corradini

pensieri. pensieri! pensieri?

Archivio per fotografia

La memoria negli occhi

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 73 – sabato 19 novembre alle 9
cinema monviso

Le immagini della Shoah, lo sterminio degli ebrei d’Europa, non sono meno significative delle parole dei testimoni. Consapevole da subito della enormità di quanto commesso dai nazisti, chi liberò i campi di sterminio si preoccupò di documentare quanto più possibile l’accaduto: fotografie, video e anche disegni, parole. Discutere oggi di quale valore abbiano l’immagine e le immagini (anche illustrate) nel racconto della Memoria è sempre più importante: l’anagrafe ogni anno porta via tanti testimoni oculari. Ne parlano il curatore italiano dei Diari di Anne Frank, Frediano Sessi (Visitare Auschwitz, Marsilio 2011, Il mio nome è Anne Frank, Einaudi 2010) e Roberto Innocenti (La storia di Erika, La Margherita 2003; Rosa Bianca, C’era una volta 1990) l’illustratore che ha fatto della Memoria la cifra del proprio lavoro. Modera Matteo Corradini.

Occhi chiusi, sogni in fila

SCRITTORINCITTÀ
UN INCONTRO AL GIORNO
incontro 23 – giovedì 17 novembre alle 14e45
centro incontri della provincia, sala ragazzi

Futuri da sognare, pensare, costruire, vedere… a occhi chiusi. In una atmosfera parzialmente buia, che richiama all’esperienza intima dei sogni, un laboratorio di luci e colori per lasciarsi trasportare dalle idee sul nostro domani. Ispirati dal silenzio e dalla musica (scelta per l’occasione tra i gusti dei partecipanti), si fotograferà l’emozione, si disegnerà quel che si ha nel cuore, si colorerà con le ombre e si inventeranno piccoli racconti da realizzare attraverso immagini consecutive. Con complicatissimi e modernissimi apparati digitali, tutto diventerà un video in stop- motion, un vero e proprio cortometraggio musicale a disegni animati. Di e con Matteo Corradini (Creare, Centro Studi Erickson 2007). Appuntamento realizzato in collaborazione con Giotto-FILA.

La casa di Christo

La facciata della chiesa del mio paese, impalcata per restauri, rende facile l’associazione tra l’artista e Gesù di Nazaret.

Radiohead, No Surprises – se ti capita di rifarla con i bambini

A margine di un mio laboratorio recente, a Genova, mi rimasero spezzoni inutilizzati. Si decise coi bambini di lavorarci partendo da “No Surprises” dei Radiohead. Ne nacque un video nuovo, con nuovi gesti rallentati e nuove emozioni. Disegni dei bambini (di 5-7 anni) in stopmotion, sovraproiezione di ombre, giochi di luce. Ne uscì questo.

Una foto dal treno…

Dal treno, una mattina d’aprile, la condensa, le rotaie vicine, i campi, i pensieri…

Gli amici dei mostri a Genova…

Video lab nel festival “La Storia in Piazza”. Genova, 16 aprile 2011, nel meraviglioso Munizioniere di Palazzo Ducale. Un laboratorio sulle culture diverse, sulle bellezze dell’altro, sul capire che i mostri, a volte, siamo noi stessi. Con bambini/ragazzi di tutte le età. In stop motion + ombre.

Qui le foto del lab sul sito ufficiale del festival.

Braccia aperte

Due foto diverse, due esultanze diverse, quattro braccia aperte….

 

I only wanted to see you laughing in the purple rain

Eravamo ragazzini. E c’era questa canzone. E c’era una scena in cui una ragazza viene portata via in moto e si diverte e sorride e poi entra in un laghetto per fare il bagno e quando esce, ecco, quando esce… Eravamo ragazzini e ci trovavamo a casa di uno di noi a vedere il film di Prince, ma non per vedere Prince ma per vedere quella ragazza bella, coi capelli lunghi lunghi che viene portata via in moto e si diverte e sorride e poi entra in un laghetto per fare il bagno e quando esce, ecco, quando esce. E poi partiva la canzone, quella canzone. Per tanta gente Purple Rain è tutt’altra cosa, a ciascuno la sua, ma per me Purple Rain è solo quello, cinque ragazzini in una stanza, le finestre mezze abbassate, una videocassetta che sfarfalla, una ragazza che esce da un lago. Mezza nuda.

Ombre…

 

Le caviglie di Pippo Inzaghi

Da ieri Filippo “Pippo” Inzaghi è il cannoniere più forte di sempre nelle coppe europee (70 gol). Ho avuto la (s)fortuna di giocare da piccolo contro di lui. Tempo fa avevo scritto per Andersen un pezzo su quegli anni, quegli incontri, quegli scontri.

Giocavamo sotto un’acqua tremenda, il campo era una risaia senza riso. Sul far della sera, l’orizzonte era pieno di fantasmi calciatori, spiriti infangati con l’aria di chi è stato messo lì per caso, mentre faceva dell’altro. Sotto la terra, le nostre maglie erano rosse e blu, tutte tranne la mia che era di un grigio topo morto e aveva un grande uno bianco stampato sulla schiena: facevo da portiere. L’altra sera hanno giocato la finale di quella che un tempo si chiamava semplicemente “Coppa dei Campioni”: per paura forse che somigliasse troppo al nome di un gelato, adesso la si pronuncia in inglese. La punta del Milan Filippo “Pippo” Inzaghi ha segnato una spettacolosa doppietta. Posso dire di averli visti da vicino quei piedi. Alle medie, ero il portiere della Borgonovese nella mia categoria. Ma la squadra più forte del campionato era il San Nicolò: in attacco aveva due fratelli, Pippo e Simone, che avrebbero in seguito giocato con la Lazio, con il Milan e pure con Alessia Marcuzzi.

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